Uno splendido portale

All’ingresso della chiesa settecentesca di S. Agata al Carcere spicca il prezioso portale decorato, una delle opere più interessanti dell’architettura medievale catanese. Secondo le fonti sembra che il portale costituisse, originariamente, la porta principale dell’antico duomo, poi distrutto dal terremoto del 1693; nel 1734 fu rimosso dal Vaccarini e trasportato nel palazzo Senatorio. Successivamente (1760 circa) venne donato dall’Amministrazione comunale alla Confraternita del Santo Carcere che, in quegli anni, ampliava le strutture della chiesa. Il portale, per i suoi caratteri stilistici, può essere ritenuto un modello unico in Sicilia visto che esso (tranne qualche particolare della decorazione delle colonnine) non ha alcuna somiglianza con i portali delle chiese arabo-normanne. I pilastri delle ante sono decorati con volute di tralci vegetali che si intrecciano con figure umane e fantastiche. Le sei colonnine sono decorate con motivi a scacchi e a spina di pesce; sui capitelli sono scolpite foglie, in alcuni casi, alternate a testine in atteggiamento scimmiesco; sopra i capitelli poggiano alcune sculture con figure umane e zoomorfe (animali accovacciati, un uomo seduto, una scimmia con il gomito appoggiato al ginocchio e con una palla in bocca, ecc.).


La Chiesa del Santo Carcere

La prospettiva più bella della chiesa di S. Agata al Carcere e quella che si può ammirare da via del Colosseo; in alto, come in una scenografia teatrale, è poggiata la chiesa preceduta da un’ampia scalinata e con il portale medievale bene in vista. Nella sistemazione settecentesca la chiesa è stata costruita a ridosso di uno spigolo di un bastione cinquecentesco che ingloba un ambiente antico nel quale la tradizione religiosa ha identificato il carcere di S. Agata. Dentro la chiesa si conservano due reliquie che hanno un’importanza capitale per il culto della santa catanese: una cassa in cui furono conservate le sacre spoglie durante il tormentato viaggio da Costantinopoli a Catania e due lastroni di pietra lavica con il segno dei piedini della santa che la tradizione spiegò con le parole dell’iscrizione posta all’ingresso dei locali del carcere: "Qui, essendo stata spinta dal rapido furore del carnefice, (Agata) fissò il piede mentre stava per cadere dentro la caverna del carcere". All’interno di quello che i catanesi identificano con il luogo di prigionia della santa si può vedere un altarino con statua di marmo di Agata che ricorda la miracolosa guarigione della santa (alla quale erano state strappate le mammelle) per opera di S. Pietro. Sempre in questo luogo la tradizione vuole sia avvenuta la morte della martire rappresentata, mentre sta per spirare, in un simulacro sotto l’altare. All’interno della chiesa, a navata unica, è custodita una tela posta sull’altare maggiore, che rappresenta il Martirio di S. Agata ed è firmata "Bernardino Niger grecus" (1588); l’interesse di quest’opera sta nel fatto che il pittore ha voluto ricostruire l’antico anfiteatro di Catania che si nota molto bene alle spalle della santa e dei carnefici.